La lettera dei sindaci di Rotonda e Viggianello per ribadire il NO alla centrale del Mercure

20160121_131414_resizedIll.mi
– Signor Presidente della Repubblica Italiana
On.le Sergio Mattarella

– Presidente del Consiglio
Dott. Matteo Renzi

– Presidente della Giunta della Regione Basilicata
On.le Marcello Pittella

– Assessori e Consiglieri Regionali della Regione Basilicata

– Presidente della Giunta della Regione Calabria
On.le Mario Oliverio

– Assessori e Consiglieri Regionali della Regione Calabria

– Presidente del Parco Nazionale del Pollino
On.le Domenico Pappaterra

Al Sindaco
del Comune di Laino Borgo

– Vescovo della Diocesi di Tursi – Lagonegro
Mons. Vincenzo Carmine Orofino

– Vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio
Mons. Francesco Savino

– Presidente ENEL
Dott.ssa Maria Patrizia Grieco

– Amministratore Delegato ENEL
Ing. Francesco Starace

Alle Associazioni e Comitati interessati

– Organi di Informazione

LORO SEDI

Oggetto: Centrale ENEL della Valle del Mercure e Parco Nazionale del Pollino.

Signor Presidente, Onorevoli Destinatari,

le vicende relative alla vertenza sulla centrale Enel della Valle del Mercure hanno avuto inizio ormai quindici anni fa ed hanno visto, in tutti questi anni, l’incrollabile determinazione dei cittadini, delle Istituzioni democratiche, nonché delle Associazioni e Comitati ambientalisti lucani, calabresi e nazionali –uniti nel Forum “Stefano Gioia”-, nel difendere diritti ed interessi di tali popolazioni, in particolare delle Comunità maggiormente interessate e colpite dagli effetti del progetto messo in campo dall’Enel.

Non è inutile sottolineare ancora una volta come la vertenza riguardi una vecchia centrale elettrica di proprietà Enel -completamente chiusa dal 1997 e fino al gennaio scorso- la cui produzione energetica, tra l’altro non destinata al consumo locale, è giustificata da mero calcolo economico macroscopicamente confliggente con tutto il mondo che la circonda.

L’area dove sorge la centrale, ricadente nel territorio del comune di Laino Borgo e confinante con le comunità di Rotonda e Viggianello, è di eccezionale pregio naturalistico, essendo ricompresa oltre che totalmente all’interno del Parco Nazionale del Pollino (di recente Patrimonio dell’UNESCO) anche nella Zona di Protezione Speciale (ZPS) e adiacente a Siti di Interesse Comunitario (SIC).

Ci viene perciò spontaneo chiederci come possa essere stato anche solo immaginato un progetto industriale di così evidente e negativo impatto ambientale e cosa spinga l’Enel a insistere oltre ogni ragionevole limite, attese anche le bocciature che lo stesso ha fin qui collezionato e la mobilitazione popolare più volte sfociata in imponenti manifestazioni di opposizione alla riapertura della centrale.

Siamo fiduciosi che l’udienza del 12 ottobre prossimo, presso il TAR di Catanzaro, sancirà per la terza volta l’illegittimità del progetto e quindi dell’autorizzazione improvvidamente concessa dalla Regione Calabria.

Ma siamo in ogni caso assolutamente determinati a sostenere le nostre ragioni e difendere i diritti delle popolazioni che rappresentiamo, in ogni ambito legale e attraverso l’azione politica e la partecipazione popolare fino al raggiungimento dell’immancabile obiettivo che la nostra gente ci chiede e ci sollecita.

Troppo evidente, grave, diretto, è infatti il danno che i nostri cittadini subiscono dal funzionamento della centrale, sia dal punto di vista sanitario che sotto l’aspetto economico ed occupazionale.

Questi sono alcuni dei motivi principali per i quali i le nostre comunità non hanno ritenuto di aderire all’Accordo di Compensazione sottoscritto presso il MISE nel gennaio 2014, tra Enel e Regioni Calabria e Basilicata, alcuni Comuni dell’area (tutti ben più distanti dalla centrale rispetto a Rotonda e Viggianello, alcuni del tutto estranei all’area), i Sindacati confederali e l’Ente Parco Nazionale del Pollino (nonostante la contrarietà dei Vertici tecnici dell’Ente più volte ed in ogni sede ribadita).

E a tal proposito vogliamo qui chiedere a tutti i firmatari dell’accordo una solidarietà che è fin qui mancata e una conseguente rivalutazione delle scelte fatte in precedenza.

Anche l’Osservatorio Ambientale , organismo finanziato direttamente dall’ENEL, i cui membri sono i rappresentanti di quegli Enti che hanno aderito all’Accordo di Compensazione, a nostro parere non offre la necessaria autorevolezza scientifica né l’autonomia di giudizio che avrebbe al contrario garantito la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) poiché, è del tutto evidente come, sotto vari aspetti, controllato e controllore coincidano.

Il progetto, infatti, è privo di ogni valutazione sanitaria sulle ricadute per la salute umana delle attività connesse al funzionamento della centrale.

Elemento questo che ha indotto organismi scientifici internazionali oltre che il Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Potenza ad avanzare già nell’estate del 2014 la richiesta di una VIS, a centrale spenta.

Anche dal punto di vista degli aspetti tecnico-scientifici, l’Osservatorio Ambientale appare avere compiti vaghi e, nella migliore delle ipotesi, di mera duplicazione di attività già svolte da Enti pubblici (ARPA, ASL, ecc.). Lo stesso Responsabile Tecnico Scientifico appare avere un ruolo del tutto marginale poiché relegato a compiti unicamente consultivi e senza alcun potere decisionale.

Siamo convinti che lo sviluppo economico e il lavoro, la cui penuria rappresenta una piaga che pretende attenzioni e soluzioni vere, non possano che passare attraverso politiche chiare, coerenti e in totale sintonia con la vocazione territoriale, da tutti riconosciuta, di questa terra di straordinaria bellezza.

E proprio l’aspetto occupazionale rappresenta un ulteriore elemento che motiva la nostra opposizione alla centrale del Mercure. Esso è, infatti, assai esiguo e del tutto ridimensionato, rispetto ai roboanti numeri pubblicizzati, mentre, al contrario, centinaia sono quelli a rischio o già perduti, collegati alle attività turistiche, ambientali ed eno-gastronomiche.

L’ipotesi di una coesistenza tra un insediamento industriale di simili proporzioni (41 MW) e l’area protetta del Parco del Pollino è, perciò, con ogni evidenza, completamente destituita da ogni fondamento, oltre che in contrasto con l’apposito Regolamento del Piano del Parco Nazionale del Pollino, che non consente di autorizzare impianti eccedenti i 3 MW ed impone l’utilizzo di biomasse provenienti da attività agricole e forestali entro un raggio di 50 km dall’impianto (filiera corta del Parco).

A conclusione di questo documento chiediamo serenità e sicurezza per le nostre popolazioni. Da parte nostra, in qualità di loro rappresentanti, democraticamente eletti, ci impegniamo a continuare a sostenere i loro legittimi interessi e i loro sacrosanti diritti per la tutela dei quali chiediamo la collaborazione e l’appoggio di Voi tutti.

IL SINDACO DEL COMUNE DI ROTONDA
Rocco BRUNO

IL SINDACO DEL COMUNE DI VIGGIANELLO
Antonio RIZZO

Annunci

Interrogazione parlamentare sull’Osservatorio Ambientale del Mercure dell’On. Parentela (M5S)

paolo-parentelaPARENTELA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute . — Per sapere –
premesso che:
la centrale del Mercure, oggetto di tre atti di sindacato ispettivo a firma
del’interrogante ad oggi senza risposta, è in attività grazie ad una autorizzazione
rilasciata dalla Regione Calabria il 24.11.2015 –decreto n. 13359 – che prevede
l’osservanza di tutta una serie di prescrizioni vincolanti. L’Ente Parco, su iniziativa
del dr. Ferdinando Laghi, componente del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale del
Pollino, ha da tempo sollecitato ad Enel assicurazioni circa l’avvenuto adempimento
di tali prescrizioni, nonché una audizione della stessa Enel, ad oggi ancora priva di
riscontro, presso il Consiglio Direttivo per avere delucidazioni su tale ottemperanza
oltre che su aspetti ulteriori riguardanti il funzionamento della centrale;
A Castrovillari (CS), il 25 luglio scorso, si è tenuto il Consiglio Direttivo dell’Ente
Parco Nazionale del Pollino nel quale, tra gli altri ordini del giorno, si è discussa
l’approvazione dello statuto dell’Osservatorio ambientale sull’attività della centrale
Enel del Mercure nonostante la seduta fosse stata preceduta dalla consegna da parte
del dr. Laghi di richiesta di rinvio per mancato rispetto dei termini di convocazione
oltre che per incompleto inoltro della documentazione relativa ai vari punti. La seduta
si è svolta ugualmente con la giustificazione di una convocazione di urgenza non
formalizzata, tuttavia, per tempo, come la prassi richiede;
l’impletazione di un progetto «vede i componenti dell’osservatorio legati a Enel da un
doppio filo: innanzitutto perché «è finanziato dalla stessa Enel con 100 mila euro
all’anno per otto anni; e poi perché l’associazione è composta da coloro i quali
ricevono da Enel i soldi previsti dall’accordo, ovvero 750 mila euro una tantum per le
regioni Calabria e Basilicata e 1 milione e 100 mila euro per otto anni per i comuni».
Al Parco andranno (art.7 Accordo di Compensazione) 500.000 euro l’anno per otto
anni. Ciò genera una situazione nella quale il «controllore coincide con il controllato».
Tutto ciò, ovviamente, rende risibile ogni pretesa di indipendenza dell’Associazione
(alias Osservatorio Ambientale), in quanto è difficile immaginare che Enel operi
investimenti economici di tale rilievo che possano ritorcersi contro i propri interessi.
A quanto sinora asserito si aggiunga che l’Osservatorio pagato da Enel sarebbe
ospitato nella sede dell’Ente Parco il cui Presidente per statuto diverrebbe anche il
Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Osservatorio;\
il vicepresidente di Isde Italia, partendo dal presupposto rappresentato dal parere
negativo sull’impianto espresso dal direttore, ha chiesto notizie sulla deroga al piano
del Parco che prevede che all’interno del suo territorio una «centrale elettrica abbia la
potenza inferiore ai 3 MW e non gli attuali 41 MW». Il primario lamenta, altresì,
«un’assoluta marginalità del direttore dell’osservatorio, cui lo statuto conferisce solo
meri poteri consultivi, non vincolanti e senza alcun potere decisionale». Proprio per
questo «dubita che una personalità di assoluto prestigio si presti a ricoprire un
incarico, per un ente per giunta sub giudice, senza alcun potere concreto in quanto non
avrà autorità né autorevolezza»;
un altro aspetto su cui il rappresentante del Forum “Stefano Gioia” chiede spiegazioni
ha riguardato il controllo a campione delle biomasse, ricordando che il «quantitativo
introdotto all’interno del Parco porta con sé una serie di specie animali e vegetali
alloctone che vanno sicuramente a ledere le biodirvesità». Citando gli esempi «di
funghi e zanzara tigre non certo appartenenti alle specie autoctone (alcuni parlano
anche della xylella e del punteruolo rosso n.d.r.)», ma «introdotti nell’ecosistema
locale proprio dal trasporto del ceppato proveniente da chissà dove, perchè è
impossibile reperire nelle zona, o nell’intero Mezzogiorno, la biomassa necessaria ad
alimentare l’impianto» ;
la costituzione dell’Osservatorio ambientale, collide, irrimediabilmente, con il
dissenso espresso dall’organo tecnico-gestionale (Direttore Ente Parco) dello stesso
ente che ora si fa promotore della costituzione dell’osservatorio, avvalorando e
prestando pericolosa acquiescenza ad una situazione di fatto (funzionamento della
centrale in spregio delle condizioni poste alla riattivazione) su cui pendono ricorsi ed
esposti giudiziari. Il provvedimento autorizzativo è sub judice in quanto verrà
esaminato dal TAR di Catanzaro il prossimo ottobre;
l’Osservatorio Ambientale è stato definito «uno specchietto per le allodole». A parere
dell’interrogante bisognerebbe valutare l’iniziativa nell’ottica dei vantaggi per le
popolazioni coinvolte in termini di difesa dei Beni Comuni quali Ambiente, Salute,
Occupazione mentre, invece, si assiste alla solita dipendenza dai potentati politico
economici
un simile organismo per come è stato concepito e organizzato non ha alcuna
attendibilità nè rilevanza tecnico-scientifica. La sua attività risulterebbe un mero
duplicato di quanto già viene svolto da Enti istituzionali (come ad esempio le ARPA).
Se si ritiene che l’attività e, ancor prima, l’opportunità della presenza della centrale
Enel debba essere tecnicamente valutata – per la tutela della salute delle popolazioni
della Valle del Mercure e della biodiversità del Parco del Pollino- un mezzo realmente
efficace è quello della Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), strumento potente e
universalmente ritenuto adeguato in casi del genere, non solo per l’aspetto sanitario,
ma anche per quello di impatto generale, ivi compreso quello ambientale ed
economico, nonché, inoltre, in ambito di programmazione economica. E una VIS,
ovviamente a centrale ferma, è stata esplicitamente richiesta già da circa 2 anni
dall’allora Presidente dell’Ordine dei Medici della Regione Basilicata, oltre che da
Società scientifiche Internazionali, riconosciute dall’OMS (ISDE Internazionale) -:
quale sia l’opinione dei Ministri in merito alla vicenda riportata nelle premesse e se
non ritengano opportuno che venga sospesa ogni attività valutativa concernente la
centrale prima dell’audizione dell’Enel e procrastinata la valutazione degli
adempimenti relativi all’Osservatorio Ambientale a dopo il pronunciamento del TAR.
se non ritengano che, per sanare il conflitto di interesse in essere, sia opportuno che
Enel non finanzi l’osservatorio, ma che siano tutti gli associati a partecipare, in
proporzione ai propri bilanci provvedendo alla costituzione di una Commissione VIS
che, a centrale ferma, avvii la procedura valutativa;
se non intenda garantire piena conoscenza ai deputati che ne facciano richiesta della
relazione del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del
Consiglio dei ministri, protocollo DICA – AC – n. 687 del 6 maggio 2015 o, in caso
di diniego, quali siano i fattori ostativi che non consentano di ottemperare alla
richiesta.
Camera dei Deputati

On. Paolo Parentela

Gite scolastiche alla Centrale del Mercure: nessun rischio amianto?

centrale-del-mercure gitaSi è appreso che gli studenti di diverse scuole calabro-lucane, sabato 21 maggio, si recheranno in gita presso la Centrale del Mercure. Ma cos’è e dove si trova la Centrale?  La “Centrale del Mercure” è una vecchia centrale termoelettrica, edificata nel 1962, alimentata inizialmente a lignite (carbon fossile) e poi a olio combustibile. Spenta del tutto nel 1997, la Centrale è stata “riconvertita” da Enel in un enorme inceneritore di biomasse da legno vergine. L’impianto si trova nel bel mezzo della Valle del Mercure, nel Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, tra i comuni di Laino Borgo (Cosenza) ed i comuni di Castelluccio Inferiore, Rotonda e Viggianello (tutti in provincia di Potenza). Una zona a Protezione Speciale (ZPS), di assoluto pregio ambientale e paesaggistico, che registra un costante aumento del numero di turisti e che è ormai nota a livello internazionale per il “rafting” (specialità sportiva che garantisce circa 20 mila presenze ogni anno).

Nonostante la lunga e coraggiosa battaglia (anche nelle aule giudiziarie) condotta (e ancora in atto) dalle popolazioni locali (in particolare dei comuni di Viggianello e Rotonda, più vicine all’impianto e già pesantemente danneggiate in passato dalle emissioni), la centrale è stata autorizzata dalla Regione Calabria e risulta entrata in funzione il 12 gennaio 2016.

La riattivazione della Centrale desta grande preoccupazione anche per altri oscuri e inquietanti aspetti. Come si legge in tre atti di sindacato ispettivo (n. 5-00116 del 14 maggio 2013, 4-09672 del 2 luglio 2015 e 5-06308 del 8 settembre 2015) presentati dal portavoce alla Camera dei Deputati del M5S, Paolo Parentela, e che giacciono ancora senza risposta, l’Enel “non ha ancora provveduto alla bonifica (disposta circa 10 anni fa dalla Procura di Castrovillari) dei materiali tossici e cancerogeni illegalmente interrati nell’area della centrale”.

L’Enel inoltre “si è, opposto alla richiesta di copia dei documenti in possesso dell’Azienda Sanitaria di Cosenza sulla bonifica dell’amianto della centrale; permangono evidenti rischi di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata nella riattivazione della centrale”.

Alla luce di quanto emerso finora in merito alla situazione in cui versa la Centrale e considerato che nè Enel tantomeno il Governo hanno finora provveduto a fornire risposte alle evidenziate domande, com’è possibile che dirigenti scolastici abbiano potuto programmare (e starebbero per realizzare) gite e visite scolastiche presso un impianto che presenta irrisolti dubbi e rischi di illegalità e pericolosità anche per la salute degli studenti?

Gianni Leggieri
Gianni Perrino
Gruppo consiliare M5S Basilicata

LA GITA DELLE SCUOLE ALLA CENTRALE DEL MERCURE ORGANIZZATA DA ENEL È UN INSULTO AL TERRITORIO

13221200_558119581016319_5903156805715614098_o«La gita che coinvolgerà varie scuole della Lucania e della Calabria e che porterà gli studenti in visita alla Centrale del Mercure è un insulto di Enel al territorio».

È quanto affermano in una nota congiunta del M5s, il portavoce parlamentare Paolo Parentela, il portavoce eurodeputato Piernicola Pedicini e i portavoce consiglieri regionali della Basilicata Gianni Leggieri e Gianni Perrino.

I quattro esponenti pentastellati aggiungono che «l’idea della gita in una Centrale che si trova nel bel mezzo di un Parco naturalistico, è fortemente diseducativa. Enel mette a disposizione le navette ed anche uno chef che farà mangiare agli studenti i prodotti tipici della zona. È vera e propria propaganda, tesa a convincere le nuove generazioni che la presenza di una Centrale fortemente inquinante nel proprio territorio sia una cosa buona e giusta. Nulla a che vedere con la prospettiva di futuro e di tutela del territorio che i giovani devono avere».

«Il territorio su cui insiste la Centrale – continua la nota – si è fortemente opposto alla riapertura della centrale, che è stata oggetto di diverse interrogazioni parlamentari tese a far ritirare l’autorizzazione concessa dalla Regione Calabria. Sull’approvvigionamento del cippato di legno che serve ad alimentarla, c’è l’ombra della ‘ndrangheta e gli istituti scolastici non possono permettersi di concedere ai propri studenti un messaggio così fortemente diseducativo».

Parentela, Pedicini, Leggieri e Perrino concludono: «Nell’invito di Enel ai dirigenti scolastici si parla di far scoprire progetti di tutela per l’ambiente. Siamo alle comiche, visto che con la Centrale del Mercure, Enel rischia di distruggere una delle aree protette più grandi e importanti d’Europa».

20/05/2016
Piernicola Pedicini – M5S Europa
Paolo Parentela – M5S Camera
Gianni Leggieri – M5S Basilicata
Gianni Perrino – M5S Basilicata

Centrale del Mercure, interrogazione di Romaniello (GM)

Romaniello
Il consigliere del Gm chiede di “effettuare una modifica della concessione di derivazione delle acque per l’approvvigionamento idrico all’Enel al fine di disporre prescrizioni o limitazioni temporali o quantitative”

ACRIl consigliere regionale del Gruppo misto Giannino Romaniello in merito alla Centrale Enel di produzione di energia elettrica localizzata nella Valle del Mercure, ha presentato una interrogazione al presidente della Giunta chiedendo “se non reputi necessario ed opportuno, come previsto, effettuare una modifica della concessione di derivazione delle acque per l’approvvigionamento idrico all’Enel in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dalla firma della stessa, al fine di disporre prescrizioni o limitazioni temporali o quantitative e garantire eventuali miglioramenti per la realizzazione di “preminenti interessi pubblici”.

“In ragione della riconversione della centrale – chiede inoltre – attualmente alimentata con biomasse, e il conseguente utilizzo dell’acqua per un tipo di impianto e un ciclo produttivo molto diversi rispetto a quelli previsti dalla concessione, quali azioni si intendono intraprendere in ordine ad eventuali nuove autorizzazioni, al fine di assicurare la massima sicurezza per l’ambiente e per le comunità dell’area e quali azioni si intendono mettere in atto per esigere dall’Enel il rispetto della convenzione in relazione ai risarcimenti per i danni già arrecati dalla derivazione alla ittiologia, alla mancata informativa sulla installazione degli apparecchi idrometrici e sulla misura delle portate derivate, sulla temperature dell’acqua restituita dopo l’utilizzo e sulla defluizione dell’acqua nei periodi di magra del fiume Mercure”.

“La concessione di derivazione delle acque che consente all’Enel l’approvvigionamento idrico – scrive Romaniello – a più di 50 anni dalla sua decorrenza, non è mai stata fatta oggetto di revisione da parte dell’ufficio ciclo dell’acqua della regione Basilicata, così come previsto dalla Dgr. 2628/2003, né adeguata alle norme del nuovo regolamento della Regione Basilicata. Secondo quanto previsto dalla Dgr. 1964/2006, ‘in presenza di preminenti interessi pubblici e per le finalità di cui al Dlg 152/2006, l’ufficio delle acque può procedere alla revisione della concessione, disponendo prescrizioni o limitazioni temporali o quantitative’”.

“Secondo l’art. 1 punto 1 della concessione – continua – l’acqua da derivare doveva essere utilizzata per la refrigerazione dei meccanismi motori della centrale termoelettrica del Mercure allora in costruzione mentre, a seguito del progetto di riconversione della centrale e la previsione di utilizzo delle biomasse, l’acqua derivata viene utilizzata in un modo diverso rispetto a quello previsto inizialmente dalla concessione e per una diversa tipologia di centrale. Il 7 giugno 2013 ho inviato all’allora presidente della Giunta regionale una lettera nella quale si chiedeva conto, tra le altre cose, della mancata revisione della concessione”.

“La nota di risposta a quella lettera – continua il consigliere del Gruppo misto – a firma del dirigente regionale ufficio delle acque, non ha fornito risposte adeguate né in relazione alla mancata revisione della concessione né sul mancato rispetto delle condizioni previste dalla concessione, art. 6, ultimo punto, a compenso dei danni arrecati all’ittiologia dalla derivazione, secondo le quali si doveva provvedere ad una semina annuale di 50.000 avannotti di trote fario nel tratto di fiume Mercure a monte della traversa di sbarramento, che parrebbe non essere mai stata fatta”.

“Nessuna risposta – conclude Romaniello – è stata data sulla mancata informativa sulla eventuale installazione e manutenzione alla presa degli apparecchi idrometrici per la misura delle portate derivate (art. 3, punto n. 1 della concessione) e sulla mancata informativa su chi ha controllato e chi controlla (con la relativa documentazione e verbali di sopralluogo) il rispetto delle quantità d’acqua da derivare, la temperature dell’acqua restituita dopo l’utilizzo e che nel periodo di magra del fiume Mercure l’Enel faccia defluire l’acqua necessaria alla vita lungo il fiume (art. 6 , punto n° 1 della concessione)”.

On. Paolo Parentela (M5S): La centrale uccide il parco

20160226_073443 Di seguito la nota stampa del deputato Parentela (M5S) sulla centrale del Mercure in concomitanza con le proteste dei cittadini in occasione della diretta della TGR Basilicata e della TGR Calabria nella rubrica Buongiorno Regione.

«Spero che la protesta dei cittadini del Pollino possa mettere definitivamente fine all’annosa vicenda della riapertura della Centrale del Mercure, che rischia di devastare un territorio che dovrebbe essere protetto». Sono le affermazioni del deputato M5s Paolo Parentela, che aggiunge: «La recente autorizzazione rilasciata dal dipartimento per lo sviluppo economico della Regione Calabria è stato un atto vergognoso, che va contro le regole dell’Ente Parco e le sentenze del Consiglio di Stato e del Tar di Catanzaro. Io ed il M5s continueremo ad opporci con tutte le nostre forze a questo disastro. Un colpo basso per la Calabria e la Basilicata, che hanno nel Pollino un’oasi di salubrità ambientale, che non può correre il rischio di essere maltrattata in questo modo dalla politica».
Il Cinque Stelle prosegue: «Ripetiamo ormai da anni che l’area protetta del Pollino, tra le più grandi d’Europa, rischia di essere devastata dalla presenza di questa centrale. Una vera e propria violenza al rispetto dell’integrità ambientale dovuta alle aree naturalistiche. I cittadini fanno bene a protestare contro questo scempio e spero possano risvegliare la politica dal torpore. La centrale del Mercure è un vero e proprio attentato al territorio, che porterà benefici alle lobby dell’energia e che potrebbe aiutare anche la malavita organizzata, che si è infiltrata nell’approvvigionamento del legno per questo tipo di centrali».
«Il Parco Nazionale del Pollino – conclude Parentela – da tempo è retto da funzionari facenti funzioni e manca la nomina di un direttore che abbia i requisiti di legge. Almeno la recente notizia della nomina di Ferdinando Laghi nel consiglio direttivo da speranza che la difesa dell’ambiente sia messa al centro delle politiche dell’Ente Parco».

Elettrodotti Terna nel Parco Nazionale del Pollino “bocciati” dal Ministero dell’Ambiente

tracciati-elettrodotti-previsti-TernaLa Ola (Organizzazione lucana ambientalista) esprime soddisfazione per la “bocciatura” – e conseguente archiviazione del 16 febbraio 2016, da parte del ministero dell’Ambiente – degli elettrodotti facenti parte della rete di trasmissione nazionale a 380/220/150 KV nell’area del Parco nazionale del Pollino. Un parco che, invece, in data 29 maggio 2015 aveva espresso parere favorevole al progetto di Terna spa.

Contro la realizzazione del programma di Terna – evidenzia la nostra Organizzazione – si era espressa la Commissione ministeriale VIA/AIA in data 10 luglio 2015, poiché incompatibile con l’area protetta. La società aveva eccepito la “bocciatura” della Commissione VIA/VAS del ministero dell’Ambiente, in quanto – secondo la stessa Terna – “basate su valutazioni in parte non corrette, frutto di considerazioni non obbiettive e, relativamente al contesto elettrico, fuori dal quadro di competenza proprie della stessa Commissione”, chiedendo la revisione del parere che in data 6 novembre 2015 la Commissione tecnica VIA ha invece confermato, “bocciando” per la seconda volta il progetto Terna e confermando il precedente parere del 10 luglio (n.1833 ). Pertanto, in data 10 febbraio 2016, Terna ha ritirato l’istanza di Valutazione d’impatto ambientale comunicando la volontà di presentare un nuovo progetto, onde evitare l’archiviazione definitiva del progetto in itinere da parte del ministero dell’Ambiente.

Per la Ola questa vicenda fa emergere vistose incongruenze e incapacità da parte degli organi di gestione del Parco nazionale del Pollino, di cui si chiede nuovamente il commissariamento da parte del ministero dell’Ambiente, anche in considerazione dell’analoga vicenda che interessa la lunga storia della centrale Enel del Mercure, strettamente connessa a quella degli elettrodotti nel parco, anche per il collegamento elettrico previsto da Terna con la centrale.

Sul progetto degli elettrodotti nel parco avevamo fin da subito manifestato forti dubbi, con osservazioni/opposizioni presentate formalmente dall’Associazione calabrese Acanta che aveva evidenziato impatti significativi di nuovi tratti di elettrodotto con gli ecosistemi tutelati del Parco e della Rete Natura 2000 dell’Unione Europea, senza che la società garantisse la dismissione di reti di trasmissione esistenti dichiarati.

Fonte: http://www.olambientalista.it

Pedicini (M5S): La riattivazione della centrale del Mercure è un oltraggio alla salute dei cittadini

punto zero Mercure“La riattivazione della centrale del Mercure a biomasse dell’Enel, autorizzata dalla Regione Calabria alcuni giorni fa, è un grave oltraggio alla salute dei cittadini e al rispetto dell’ambiente in un’area naturale di altissimo valore come quella del Parco nazionale del Pollino. Si tratta di un altro scandalo tutto italiano, sostenuto dall’oscuro decisionismo renziano perpetrato per fini meramente economici ed affaristici. Tant’è che, per salvaguardare gli interessi dell’Enel e di ben definite lobby del legno e dei trasporti, si stanno ignorando e calpestando numerose raccomandazioni e indirizzi contenuti nelle norme e nelle direttive dell’Unione europea e dell’Italia stessa riferite alla qualità dell’aria e alle emissioni inquinanti”. La dura denuncia è stata espressa in un comunicato dal capo delegazione del M5s al Parlamento europeo, Piernicola Pedicini. “La riapertura della centrale di Laino Borgo – aggiunge Pedicini – va contro una sentenza del Consiglio di Stato, una del Tar di Catanzaro ed in spregio alle regole dell’Ente Parco del Pollino, che prevede centrali a biomasse delle dimensioni massime venti volte inferiori rispetto a quella appena riattivata. Ma non solo, deve essere anche verificato come sia stato possibile rilasciare parere favorevole alla riattivazione della centrale in mancanza dell’autorizzazione Aia-Via (Valutazione di Impatto sulla salute e Valutazione di Incidenza) delle Regioni Calabria e Basilicata. Numerose inadempienze e contraddizioni tutte da chiarire che fanno capire quanto siano elevati gli interessi in gioco e come sia secondaria la volontà popolare manifestata da comitati e associazioni calabresi e lucane che vogliono tutelare il territorio da queste aggressioni calate dall’alto. Lo abbiamo già denunciato tante altre volte, – spiega il coordinatore del M5s nella commissione ambiente e sanità del Parlamento europeo – gli impianti a biomasse, nonostante vengono definiti subdolamente impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sono altamente inquinanti. Non è una nostra supposizione ma si tratta di autorevoli pareri contenuti in numerosi e riconosciuti studi scientifici internazionali. I principali problemi ambientali prodotti da una centrale a biomasse sono almeno quattro: le elevate concentrazioni di polveri sottili ed ultrasottili prodotte dalla combustione di biomasse; la presenza non trascurabile, sulle polveri, di inquinanti organici quali idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) e diossine anche dopo la depurazione dei fumi prodotti; la presenza di Ipa e diossine nelle ceneri e la conseguente problematicità di un uso agricolo di tali ceneri; le emissioni prodotte dal traffico di automezzi pesanti per il trasporto delle biomasse e per il ritiro e lo smaltimento delle ceneri. In più, – conclude Pedicini – c’è anche l’assurdità che il 28 dicembre scorso la Regione Calabria ha emanato un decreto per la riapertura della Centrale a biomassa del Mercure e, paradossalmente, due giorni dopo, il 30 dicembre, il ministero dell’Ambiente, per far fronte all’emergenza smog, ha firmato un Protocollo d’intesa con la Conferenza delle Regioni per chiedere di limitare l’utilizzo della biomassa per uso civile. Quindi, in Italia, non si possono più fare barbecue o riscaldarsi al camino bruciando legna, ma si possono incenerire migliaia di tonnellate per alimentare le centrali a biomassa come quella del Mercure”.

PIERNICOLA PEDICINI Capo delegazione del M5s al Parlamento europeo