STRUTTURA TECNICA DI VALUTAZIONE VIA – VAS-AIA-VI 09/07/2015

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CENTRALE ENEL DELLA VALLE DEL MERCURE. ASPETTI D’IMPATTO SANITARIO

La valutazione dell’impatto sanitario, argomento, in pratica, del tutto assente nelle documentazioni Enel, riguarda gli essere umani, ma è da considerare anche per le specie animali presenti nell’area.

Nell’affrontare i vari aspetti dell’inquinamento atmosferico e relativi rischi per la salute collegati alla centrale Enel della Valle del Mercure, è importante premettere che l’inquinamento dell’aria è cancerogeno (classe 1a, cancerogeno certo per l’uomo). Lo ha affermato, il 17 ottobre 2013, per la prima volta, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), agenzia intergovernativa dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) delle Nazioni unite. E’ la prima volta che l’inquinamento dell’aria nel suo complesso viene classificato come pericoloso. Il capo del dipartimento della IARC che valuta le sostanze che causano la malattia, Kurt Straif, afferma: “Lo consideriamo il più importante agente cancerogeno ambientale, ancor più del fumo passivo”.

 

Inquinamento aereo da particolato fine e ultrafine (nanoparticelle).

I rischi per la salute delle popolazioni residenti nell’area dell’insediamento industriale di cui trattasi, appaiono reali, concreti e minacciosi, alla luce della letteratura scientifica internazionale. Le caratteristiche orografiche, microclimatiche e abitative della valle del Mercure, poi, ulteriormente potenziano tali rischi. Non si tratta, è bene sottolinearlo, di mere ipotesi, bensì di acquisizioni scientifiche consolidate. E’, infatti, ormai ben noto e accertato (Organizzazione Mondiale della Sanità) che la parte più pericolosa dell’inquinamento aereo è rappresentata dal particolato fine e ultrafine (dai 2,5 micron di diametro fino a 0,1 e 0,01 micron), prodotto in gran quantità da impianti come quello in oggetto. La pericolosità delle cosiddette “nanoparticelle” non viene, inoltre, assolutamente mitigata dai sistemi di filtraggio dei fumi, in quanto, non sono attualmente disponibili filtri industriali che riescano a intercettare particolato di tali infinitesime dimensioni. E, come questa frazione sfugge ai sistemi di filtrazione, con eguale facilità, una volta inalato, attraversa la barriera alveolo-capillare, arrivando, con il flusso sanguigno, in ogni organo ed apparato. Sebbene perciò l’apparato respiratorio (tumori, bronchiti acute e croniche, enfisema polmonare, allergie) e quello cardio-vascolare (infarti miocardici, ictus cerebrali, progressione dell’arteriosclerosi, aggravamento dell’insufficienza cardiaca cronica) risultino, dall’esame della bibliografia scientifica internazionale, gli apparati più frequentemente compromessi, l’azione patogena delle nanopolveri si estrinseca su tutto l’organismo. La dinamica delle polveri fini ed ultrafini è analoga, come già ricordato, sia nell’uomo che nell’animale, determinando perciò rischi anche per le specie, alcune delle quali rare e protette (la lontra, ecc.), presenti nell’area ove insiste la Centrale. La loro pericolosità diretta, inoltre, viene ulteriormente aumentata dal fatto che tali polveri hanno la possibilità di fungere da “carriers”, trasportando cioè elementi e sostanze (metalli pesanti, VOC, ecc.) a loro volta gravemente nocive per la salute.

 

Inquinamento da diossine

I rischi sanitari da esposizione al particolato, nella vicenda relativa alla Centrale del Mercure, inoltre, non sono certo gli unici: ad onta dell’”immagine” di naturalità che le biomasse possono avere, i dati scientifici relativi al loro incenerimento parlano di livelli di emissione di diossine (famiglia di composti clorurati, ad azione cancerogena certa per l’uomo) in pratica sovrapponibili a quelli determinati dagli inceneritori di rifiuti solidi urbani (RSU), mentre le ceneri di fondo del processo di combustione possono risultare inquinate da metalli pesanti (cadmio, cromo, piombo mercurio), pure essi gravemente nocivi alla salute.

Le dimensioni dell’impianto e conformazione geografica dell’area.

Ulteriori motivi di grave preoccupazione legati alla Centrale elettrica del Mercure, derivano poi, da un lato dalle dimensioni dell’impianto, 41 MW –uno dei più grandi d’Italia e d’Europa- e dall’altro dalle condizioni geografiche e climatiche della valle dove esso si trova. La valle del Mercure è infatti caratterizzata da condizioni che determinano una prolungata permanenza dei microinquinanti aerei e quindi una accresciuta esposizione agli stessi dei residenti.

Nello studio di impatto ambientale presentato col progetto di riapertura della centrale del Mercure, Enel utilizza i dati meteo relativi non alla Valle del Mercure, ma quelli rilevati da una stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare, distante circa 12 chilometri dal sito della centrale! Tale stazione meteorologica è situata nel Comune di Latronico, a 896 metri s.l.m. (coordinate geografiche 40°05′N 16°01′E). Per l’altitudine a cui è ubicata, la stazione è annoverata tra i teleposti di montagna, mentre ciò che importa è il microclima a livello del fondovalle. Del Mercure, non di Latronico. Esiste una evidente diversità tra le due aree geografiche, nè le condizioni microclimatiche e il regime dei venti può, con ogni evidenza, essere supinamente mutuato da Latronico al Mercure. Quest’ultima valle è inoltre caratterizzata da una scarsa ventilazione, e, soprattutto, da una spiccata inversione termica, ben nota a chi vive nell’area o anche a chi vi passi seppur occasionalmente.

Di seguito una foto che testimonia il fenomeno di inversione termica che caratterizza la Valle del Mercure.

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D’altronde, le caratteristiche appena illustrate, sono testimoniate anche dalla storia recente, quando la Centrale (in funzione fino al 1997 e ormai, quindi, completamente inattiva da oltre 15 anni), creò una vera e propria rivolta nelle popolazioni di Viggianello e Rotonda, le più direttamente esposte (e con loro i prodotti  del comparto agroalimentare) alle emissioni della centrale.

 

Inquinamento da traffico veicolare.

Né si può minimizzare l’impatto inquinante rappresentato dalle parecchie decine di autoveicoli (112 secondo ENEL, circa 200 secondo calcoli meno “cauti”, riguardanti la quantità di biomasse necessarie) deputati al trasporto delle centinaia di migliaia di tonnellate di biomasse l’anno (circa 360.000 sec. Enel,  500.000 sec. valutazioni più attendibili), necessarie ad alimentare l’impianto, nonché delle ceneri -come detto pur esse pericolose- derivanti dalla combustione. Come appare evidente, un progetto del genere, ammesso che lo si fosse voluto e potuto prendere in considerazione, avrebbe richiesto, anzi preteso, dal punto di vista sanitario, quantomeno una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS prospettica). La situazione è stata invece gravemente e colpevolmente sottovalutata, anzi, come si diceva, del tutto ignorata.

Inquinamento delle catene alimentari.

Tutte le sostanze dannose, emesse durante i processi di combustione, non rimangono soltanto sospese per aria (e quindi inalate), ma si depositano anche al suolo, naturalmente o a causa delle precipitazioni atmosferiche, inquinando, perciò, il suolo stesso, le acque, i vegetali. L’ingestione, perciò, di cibi o bevande direttamente o indirettamente inquinate (si pensi, ad esempio, agli ovini e bovini che brucano l’erba i cui inquinanti si concentrano poi nelle carni e nel latte e da questi animali “passano” all’uomo). In questo modo si determina l’inquinamento delle catene alimentari che amplifica ulteriormente, ed in maniera imprevedibile,  il negativo impatto sulla salute della centrale del Mercure.

Tab. 1 Fattori emissioni diossine.

Quantità di inquinanti emessi in atmosfera per ogni tonnellata bruciata
Diossine (µg I-TEQ/t)
Centrale a carbone 1
Inceneritore 53
Legno (per usi industriali) 50,9

Ref: Pacyna JM 2003

Tab. 2 Tossicità delle ceneri

La concentrazione di cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nelle ceneri volanti derivanti dalla combustione di quercia, faggio, abete è superiore a quella riscontrabile nelle ceneri volanti del carbone.

Ref: Demirbas, 2005

Tab. 3 Effetti sulla salute umana in % per ogni incremento di 10 µg/m3  di PM 10 e PM 2,5

Effetti PM10* PM10** PM2,5***
Mortalità generica

0.61.36Mortalità per patologie respiratorie1.32.1 Mortalità per patologie cardiovascolari0.91.412Ricoveri ospedalieri

Pazienti over 65 anni0.7  Mortalità per cancro al polmone  14*     Anderson HR WHO Regional Office for Europe 2004

a cura di Ferdinando Laghi*

*vice-Presidente Nazionale Associazione Medici per l’Ambiente ISDE-Italia

*Direttore Unità Operativa Complessa di Medicina Interna –Ospedale di Castrovillari (CS)

**   MISA Meta Analisi Italiana su otto grandi città italiane

*** Pope A.C., Journal American Association 2002

*** Pope Circulation 2004